
Guido Harari
Cognome israelita di origine siriana ereditato dal nonno, nato il 28 dicembre del 1952 al Cairo da famiglia italiana fuggita a Milano dopo la crisi di Suez.
Il suo approccio con la fotografia ha una data precisa: il 24 giugno del 1965. Il dodicenne fotografo con una Zeiss si trova al Vigorelli di Milano insieme alla madre per assistere a un concerto epico. Dopo una sfilza di gruppi supporter, compaiono finalmente i Beatles.
Questo concerto segna in modo indelebile Guido, da quell’anno i Beatles non avrebbero mai più suonato in Italia e in lui matura quell’istinto di conservazione di emozioni del palco rock.
Un istinto amplificato anche dal fatto di essere nato troppo tardi per poter vivere a contatto con la nascita di quel fenomeno che è il rock, talmente forte che in lui fa crescere un desiderio di recuperare quel tempo non vissuto.
Negli anni 70 con l’arroganza dei suoi 17 anni, inizia a frequentare le retrovie del music business, parla direttamente con gli artisti finché non ottiene la copertina di una giovanissima Gianna Nannini. La sua passione sta diventando lavoro che gli aprirà un mondo fatto di amicizie professionali e profonde con tutti i suoi artisti idolatrati. Firma le copertine dei dischi dei più grandi musicisti nazionali e internazionali, segue tour che segneranno la storia, uno su tutti Fabrizio de Andrè e la PFM. Diventa una presenza fissa in tutte le “zone rosse” dei concerti, immortalando gli artisti nella loro più profonda intimità.
Negli anni 90, ormai fotografo affermato, si approccia ad una nuova frontiera: il ritratto. Artisti, politici, stilisti, calciatori e persino chi di solito non appare mai, i fotografi stessi si fanno scattare un ritratto da Harari, che grazie al suo approccio empatico riesce a scavare nel profondo di essi.
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