
Sebastião Ribeiro Salgado Júnior,
nato in Brasile ad Aimorés l’8 febbraio 1944, è stato un’eccellenza della fotografia, capace di commuovere intere generazioni con l’intelligenza del suo sguardo, con un modo di scattare del tutto personale, una rara capacità di andare a fondo nella sostanza del reale, il coraggio di avvicinarsi con la sua fedele alleata ai soggetti senza elargire giudizi, con l’umiltà che pone di fronte alla verità, anche più cruda e difficile da accettare. Della scomparsa del fotografo brasiliano, che si è spento a Parigi (dove viveva da molti anni) all’età di 81 anni, dà ora notizia l’Istituto Terra, da lui fondato nel 1998 per concentrarsi sul restauro ambientale, a testimoniare l’impegno di Salgado a sostegno dell’ecosistema brasiliano e, più in generale, della biodiversità sul Pianeta. La causa della morte non è ancora stata resa nota, ma motivi di salute gli avevano impedito, negli ultimi mesi, di partecipare a eventi pubblici già programmati.
Dopo una formazione universitaria di economista e statistico decide, in seguito ad una missione in Africa, di diventare fotografo. Nel 1973 realizza un reportage sulla siccità del Sahel, cui ne segue un altro sulle condizioni di vita dei lavoratori immigrati in Europa. Nel 1974 entra nell’agenzia Sygma e documenta la rivoluzione in Portogallo e la guerra coloniale in Angola e in Mozambico. Nel 1975 entra a far parte dell’agenzia Gamma ed in seguito, nel 1979, della celebre cooperativa di fotografi Magnum Photos.Nel 1994 lascia la Magnum per creare, insieme a Lélia Wanick Salgado, Amazonas Images, una struttura autonoma completamente dedicata al suo lavoro. Salgado si occupa soprattutto di reportage di impianto umanitario e sociale, dedicando mesi, se non addirittura anni, a sviluppare e approfondire tematiche di ampio respiro. A titolo di esempio, possiamo citare i lunghi viaggi che, per sei anni, lo portano in America Latina per documentarsi sulla vita delle campagne; questo lavoro ha dato vita al libro Other Americas.
Durante i sei anni successivi Salgado concepisce e realizza un progetto sul lavoro nei settori di base della produzione. Il risultato è La mano dell’uomo una pubblicazione monumentale di 400 pagine, uscita nel 1993, tradotta in sette lingue e accompagnata da una mostra presentata finora in oltre sessanta musei e luoghi espositivi di tutto il mondo.
Dal 1993 al 1999 Salgado lavora sul tema delle migrazioni umane. I suoi reportages sono pubblicati con regolarità da molte riviste internazionali. Oggi, questo lavoro è presentato nei volumi In Cammino e Ritratti di bambini in cammino, due opere che accompagnano la mostra omonima edite in Italia da Contrasto. Nel 2013 Salgado ha dato il suo sostegno alla campagna di Survival International per salvare gli Awá del Brasile, la tribù più minacciata del mondo Nell’agosto 2013 O Globo ha pubblicato un lungo articolo sulla tribù, corredato dalle sue fotografie.
Il Copyright © relativo ai testi e alle immagini appartiene ai relativi autori
